Psicoterapia per il panico
Parlando di psicoterapia, per curare gli attacchi di panico sono possibili vari approcci. Non ve n'è uno solo perché quando si parla di panico in realtà si tratta soltanto di un epifenomeno di varie e complesse cause. Inoltre sono molto differenti anche le persone che li hanno.
Curare il sintomo o curare le cause?
La spiegazione più classica, quella della risposta panica disadattiva, è sempre valida, ma spiega solamente l'ultima parte del processo che porta all'episodio parossistico. Il modello teorico della psicologia cognitivo-comportamentale, quello per cui siccome gli attacchi di panico sono causati da un apprendimento erroneo, allora si deve sempre imparare un nuovo comportamento per interrompere quello disfunzionale, agisce solo al livello più superficiale, quello del sintomo, senza indagare e lenire le cause che hanno fatto sì che un certo individuo, in un dato momento della sua vita giunga proprio a quel tipo di apprendimento errato.
Nella normale quotidianità, saltuariamente, qualunque individuo fisicamente sano può avere di tanto in tanto una variazione somatica, un qualche tipo di scostamento dalla normale attività fisiologica somatica. La variazione può avere la forma di un dolorino, di un periodo di tachicardia, extrasistole, eccetera. Quando questo avviene, la maggior parte degli individui, semplicemente, non vi fa caso o non se ne accorge neanche. Negli individui precedentemente attivati fisiologicamente oppure psicologicamente predisposti, questo diventa invece un campanello d'allarme.
Secondo i modelli di spiegazione della teoria dell'apprendimento, infatti, è l'interpretazione erronea di una variazione somatica involontaria, in un individuo predisposto, che causa l'innesco del meccanismo parossistico.
Seguendo questo modello, per curare gli attacchi di panico, è necessario e sufficiente che l'individuo cambi il modo di interpretare la variazione somatica involontaria.
Evidentemente quando un individuo è fisiologicamente attivato, è facile capire che siamo già in qualche modo dentro il meccanismo del circolo vizioso dell'ansia. Ma cosa vuol dire psicologicamente predisposto? E perché la stessa variazione somatica può diventare il punto di innesco del panico in un certo momento mentre magari lo stesso individuo la ha sperimentata centinaia di volte nel suo vissuto senza alcun effetto conseguente?
Questi interrogativi ci fanno aprire ad altri modelli di spiegazioni, che storicamente sono precedenti a quello dell'apprendimento. Il modello psicoanalitico delle fobie e dell'ansia, per esempio, anche a prescindere dalle considerazioni sull'argomento controverso della teoria sessuale, offre una spiegazione basata sulle cause che stanno dietro e sostengono un disturbo come quello in esame. Senza entrare troppo nei dettagli, basti ricordare che si tratta di un modello di spiegazione che prende in esame traumi precoci, che possono essere considerati importanti, e traumi recenti, che riaprono un problema dimenticato e messo da parte. In questo senso, senza risolvere o rielaborare ciò che causa in primo luogo l'affiorare del sintomo, questo finirà per ritornare ancora e ancora, forse sotto altra forma, se lo si tratta solo dal punto di vista sintomatico.
Curare sia il sintomo che le cause
In questa sede prendiamo una posizione neutrale, nella convinzione che le teorie servono nella misura in cui aiutino la clinica, cioè la cura della patologia.
All'inizio abbiamo affermato che gli approcci psicoterapeutici sono vari a seconda degli individui e del disturbo. In effetti, la variabilità dell'origine degli attacchi di panico, ci spinge a considerare sia l'aspetto puramente sintomatico, sia l'aspetto causale del disturbo.
Facciamo un esempio. Una persona che non ha mai sofferto d'ansia, ma che si ritrova ad affrontare un periodo di intenso stress, potrebbe avere un attacco di panico che a sua volta potrebbe portarlo ad avere paura, innescando dunque la nota spirale del panico. In questo caso se, dopo un periodo sufficientemente breve, questa persona comincia una psicoterapia, questa potrà essere orientata al sintomo con profitto, in quanto la disfunzione è prima di tutto del tipo di un apprendimento errato. In un altro caso, se una persona sviluppa la paura di morire, diciamo per un infarto, per un tumore o per ictus, è probabile che abbia avuto esperienza, diretta o indiretta, di qualcun altro, di solito un parente o un amico, che abbia avuto le malattie di cui sopra e forse ne è morto. In questo caso il trattamento deve essere orientato sia al sintomo sia all'individuazione e alla rielaborazione del trauma psicologico sottostante il disturbo.
Come si diceva prima, tuttavia, gli attacchi di panico sono un sintomo molto vario con cause complesse, per cui gli esempi summenzionati non sono che alcune delle molteplici tipologie in cui tale disturbo può manifestarsi, per cui l'esemplificazione è da intendersi a scopo introduttivo.
Dr. D'Alessandro
Per ulteriori domande e chiarimenti si può scrivere all'autore dell'articolo, al seguente indirizzo: Domande Dr. D'Alessandro.
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